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lunedì 23 novembre 2015

Ecco Silvia Romio di Viaggiolibera cosa dice dell' Anita bed and breakfast!

"Anita Bed and Breakfast, il sapore di casa nella campagna romana..."

Grazie ancora per le meravigliose parole Silvia!
Ed è un piacere immenso fare questo mestiere quando si raccolgono questi frutti!

lunedì 7 settembre 2015

Great place to explore the Roman countryside!”
5 su 5 stelle Recensito il 11 luglio 2015 tramite dispositivo mobile
Questa recensione è stata tradotta dall'inglese con traduttore automatico Info
Per ricevere consigli da un numero più ampio di viaggiatori, questa recensione è stata tradotta automaticamente in italiano e potrebbe non essere una copia perfetta dell'originale. Ci auguriamo possa esserti utile nella programmazione del tuo viaggio.
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Lovely bnb with comfortable rooms, Ensuite bathroom and AC. It is an easy walk into town to get all your basics. But the huge bonus here is that the owner, Giovanna, is a wonderful source of local tourism information .... and not just a list of places to see, but contextual history. She is happy to point you in the direction to go on tours, or she is putting together complete tours if you want more guidance.
Cave is an easy train trip from Rome and they have help with transport to/from the train & bnb.

Highly recommend coming out here to see wonderful historic areas with a fraction of the tourists.

giovedì 27 agosto 2015

HOMEMADE PASTA
Oggi l'home-restaurant Anita offre fattuccine al ragù!!
tutto rigorosamente fatto in casa!
Buon Appetito.
 
 









Buon Appetito!!
Enjoyed the Meal!!

 

 
Splendida passeggiata a Genazzano caratteristico borgo Medievale e dello spettacolare Ninfeo Bramante con i nostri amici Daniel e Priscilla
 
 

Veduta di Genazzano dal Nifeo
 
 



Il cosiddetto “Ninfeo” di Genazzano fu edificato nei primi decenni del Cinquecento ad opera di maestranze bramantesche.
L’impronta stilistica del Bramante appare chiarissima.
L’edificio si articola in un loggiato a tre campate che immette in un ambiente absidato retrostante e, a sinistra, in un piccola stanza ottagona con vasca circolare al centro; ai lati del loggiato l’edificio si prolunga in due stanze quadrate con piccoli ambienti retrostanti.
 

 

Le arcate della facciata poggiano su massicci pilastri con un ordine gigante di semicolonne sul fronte e inquadrano prospetticamente le retrostanti tre serliane che a loro volta si aprono sugli spazi dell’ambiente absidato interno. Gli involucri murari sono scanditi da cinque ordini architettonici di diverse dimensioni, coordinati tra loro: semicolonne giganti della facciata, paraste che sorreggono gli archi d’imposta delle volte, colonne e paraste delle serliane, lesene maggiori e minori delle esedre. La loggia funge da vestibolo; dietro si aprono i tre ambienti corrispondenti posti in posizione sopraelevata, formanti il vero e proprio ninfeo.
Ai piedi della loggia una scalinata, ora interrata, scendeva verso il piano della valletta, dove scorre il ruscello chiamato “Fossato”. Una diga costruita più a sud permetteva di chiudere il deflusso del Fossato e di allagare la valletta, creando un lago artificiale ai piedi del Ninfeo, testimoniato da un atto notarile. Due muretti a forma di esedra si prolungavano a partire dai fianchi laterali del Ninfeo e racchiudevano lo specchio d’acqua ai piedi dell’edificio; di quello a nord resta un tratto alto circa 80 cm., prima dritto e poi curvante.
 

 
L’accesso dalla via pubblica all’edificio corrispondeva all’attuale ingresso a gradoni. Lì, infatti, era il toponimo “la Porta del Giardino”. Perché i Colonna, signori feudali di Genazzano, decisero di costruire il Ninfeo in quest’area ? Le ragioni possono essere molteplici e concorrenti:
- qui, nella valle e contrada di Soglia, erano i terreni, di loro diretta proprietà, più vicini al centro abitato;
- l’edificio costituiva un luogo di sosta lungo la via che da Genazzano conduceva a Paliano, dove i Colonna avevano la loro riserva di caccia (“la Selva”), svago preferito all’epoca da queste famiglie di nobiltà guerriera;
- un casino in una valletta ombrosa, affacciato su un corso d’acqua o un laghetto, costituisce un tipico vagheggiamento della cultura umanistica del Rinascimento; ripreso dalle descrizioni delle ville di Plinio il Giovane, compare in progetti architettonici, in testi letterari e, nel 1499, in una celebre immagine dell’Hypnerotomachia Poliphili.

 
 


 
I tratti stilistici inducono gran parte degli studiosi ad attribuirne il progetto al Bramante e la realizzazione a maestranze lombarde e bramantesche:
- l’elemento della serliana fu proposto da Bramante a Roma nella finestra della Sala Regia (1505-07) e nel coro di S. Maria del Popolo (1505-09); l’elemento dell’arco concentrico con oculi fu realizzato da Bramante già a Milano in S. Maria delle Grazie (1492) e poi progettato a Roma per il coro di San Pietro intorno al 1505;
- alcuni artifici, escogitati dall’architetto per ovviare agli effetti ottici del punto di osservazione frontale e dal basso (tipo e andamento della trabeazione, rialzamento del podio delle colonne delle serliane), fanno apparire illusionisticamente le serliane su un piano allontanato in profondità più di quanto non lo siano nella realtà. Il punto di vista prospetticamente privilegiato della teatrale facciata (“frons scenae”) è chiaramente collocabile al centro del fondo della valletta antistante o, forse ancor meglio, sulla strada che, dopo aver traversato il Ponticello, saliva al Colle Pizzuto. L’edificio costituisce un tipico esempio bramantesco di illusionismo pittorico spaziale in architettura.



 - il corpo centrale, costituito dal loggiato e dall’ambiente absidato retrostante, appare progettato secondo una regola geometrica esatta: la misura dell’intercolumnio delle campate della loggia determina un modulo che si riproduce proporzionalmente in tutta la struttura. L’unità rigorosa del modulo è riscontrabile nell’esedra a sud, quasi completamente conservata: un’unità base è rappresentata dalle piccole nicchie per le statue che si aprono nelle piccole esedre d’angolo; tale unità base è ripresa e ampliata nelle grandi esedre. Il rapporto proporzionale esistente tra l’ordine delle piccole esedre e le nicchie è riproposto in scala maggiore nel rapporto tra le lesene tuscaniche giganti delle grandi esedre e le piccole esedre. Analoghe relazioni dimensionali si riscontrano tra le conchiglie delle nicchie delle statue e le conchiglie delle esedre minori. La connessione delle unità spaziali e dimensionali in ordine gerarchico e la loro articolazione in un continuum sembrano ispirate alla complessità volumetrica dell’architettura tardoimperiale che all’epoca del Bramante era ammirata in numerose vestigia dei monumenti antichi e nei disegni della chiesa di S. Sofia a Costantinopoli.
Lo schema dell’edificio mostra in trasparenza la suggestione della monumentale facciata dei resti della basilica di Massenzio. La tipologia, invece, si ispira agli ambienti termali antichi, quali le Terme di Diocleziano. In particolare, l’aula ottagona, contigua all’abside nord della loggia-vestibolo, vuole essere la riproposizione rinascimentale del frigidarium delle terme romane. Presenta grandi nicchie diagonalmente disposte; sulle pareti scendono nove canne di terracotta per getti d’acqua; al centro è una vasca circolare. L’alimentazione doveva essere garantita da una sorgente vicina, identificata a seguito di indagine idrogeologica nel 1999; la vasca era direttamente riempita da acqua di faglia presente nel terreno argilloso. La copertura doveva essere a cupola aperta in alto con un oculo avente funzione di illuminazione e di impluvium. Sedili all’interno delle nicchie consentivano di riposare godendo del fresco ombroso e dei getti d’acqua, restando all’asciutto. E’ da escludere l’uso pratico come bagno termale (calidarium), poiché mancano impianti per riscaldare l’acqua e bacini di raccolta.




 
La fabbrica ebbe almeno due fasi: nella seconda fase furono aggiunti i corpi laterali, caratterizzati dalle finestre bugnate in travertino. Nel corpo laterale a sud è riconoscibile un forno. L’aggiunta del corpo laterale sul fianco sud comportò l’apertura di un portale architravato che immetteva nel loggiato; fu così in parte distrutta e modificata l’abside sud del loggiato.
In tutto il complesso si riscontrano tracce dell’intonaco che doveva coprire i campi murari tra gli ordini architettonici (i pilastri, le cornici, le conchiglie delle nicchie e le membrature in tufo e in travertino); gli elementi costitutivi dell’ordine, quindi, staccavano cromaticamente sull’intonaco.
L’edificio non fu mai portato a compimento: lo dimostrano le buche pontali mai chiuse e l’assenza di fuliggine nella canna fumaria del forno.
La fabbrica potrebbe essersi interrotta per danni sopravvenuti, già in fase di edificazione, a causa del suolo argilloso e dell’azione erosiva del corso d’acqua (il “Fossato”) che lo lambiva. Non a caso Antonio Muñoz, nell’intervento di restauro del 1916-18, deviò il Fossato allontanandone il corso dall’edificio. Ai problemi strutturali di base si aggiunsero certamente gli effetti del terremoto del 1703, probabile causa del cedimento del pilastro a nord e della caduta delle volte. I documenti riferiscono che il pavimento restò ingombro di gran quantità di cementi crollati.




martedì 25 agosto 2015

Bellissima giornata passata con i nostri amici Daniel e Priscilla e di aver condiviso con loro uno dei tesori antichi del nostro territorio, la campagna a ridosso di Roma.
Cosa si può visitare solo a pochi minuti d'auto dal nostro Anita bed and breakfast.
Ogni volta grandi emozioni nel vedere questo meraviglioso capolavoro urbanistico ed architettonico dell'antichità a testimoniare ancora oggi la grandiosità voluta dal l'imperatore Adriano.
Priscilla McGee Bennet grazie per le meravigliose foto.
 
 
Villa Adriana (Tivoli)
























mercoledì 20 maggio 2015

Discover faces not empty places

Travel is about people.
 
 
turn a location into a culture, time into experience and strangers into friends.